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Il fatto che tutta questa gente si
riunisse senza una vero e proprio luogo
di culto, spinse la Curia Vescovile ad
avviare un processo di riconoscimento di
questo evento cristiano dando il via
all’opera di costruzione di una piccola
Chiesa.
Il luogo esatto scelto per la
costruzione era “all’incrocio della via
di Nicotera con quella provinciale” come
attesta il Bollettino diocesano Ignis
Ardens dell’Archivio Storico Vescovile.
Oggi questo luogo divide in due assi
viari la strada principale di Nicotera
(Via Foschea), da una parte si giunge a
Badia, dall’altra a Comerconi.
La prima pietra fu posta il 14 Settembre
del 1922 alla fine della Santa Messa
celebrata da mons. Felice Cribellati, da
quel momento tanti volontari si diedero
da fare per dare vita al sogno di
moltissimi fedeli.
E’ una struttura, quella della Chiesa
della Santa Croce, che ricorda quella
della Madonna del Carmine di Monte Poro
anche se più piccola.
Proprio perché costruita da volontari,
la chiesetta è stata edificata
utilizzando materiale “povero”.
Fu, infatti, eretta con i “cantoni” che
vennero portati dalla cava di Caroni e
che, ancora oggi, sono presenti in molte
costruzioni e abitazioni nicoteresi.
Le campane sono due, una grande e una
più piccola, la Marticana, offerta dal
Penitenziere della Cattedrale, Canonico
Saverio Di Giorgio, campana, questa,
utilizzata dalla famiglia del suddetto.
Sull’unica cupola ricoperta in cemento e
rame e che completa il campanile è posta
un’altra croce, sempre in ferro battuto.
All’interno è presente un’unica navata
divisa in due vani: “il presbiterio e la
sala dell’assemblea, delimitati da due
corpi laterali, addossati alle pareti
laterali esterne, di finte colonne su
cui si stagliano delle paraste, il tutto
coronato da un grande cornicione con
cimasa aggettante”.
Il tetto è piatto e spoglio, è stata
posta, infatti, l’immagine di una
colomba sempre in ferro battuto. Ai lati
sono presenti quattro finestre.
Di grande interesse è la tela di Cosma
Russo che raffigura la Santa Croce in
presenza degli Apostoli, tela offerta
dal Canonico Saverio Di Giorgio.
Il 3 Maggio del 1924 la Chiesa fu,
finalmente, aperta al culto dal Delegato
Vescovile, Don Michele Gallo.
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